BLOGTOUR: Tutto torna di Juan Gómez-Jurado – Le ambientazioni

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Nuova settimana, nuovo blogtour. Questa volta parliamo delle ambientazioni di “Tutto torna”, il nuovo romanzo di Juan Gómez-Jurado. Siete pronti?

Data di uscita: 5 Novembre

Acquistalo subito: Tutto torna

Editore: Fazi Editore
Collana: Darkside
Traduzione: Elisa Tramontin

Prezzo: € 20
Pagine: 516

Tutto ciò di cui Aura Reyes ha bisogno è rimanere viva altri dieci minuti. Non è un compito facile. Le altre sono quattro, sono più forti e lei – una figura accerchiata, nel cortile del carcere – non è mai stata brava a difendersi.
O forse sì.

Perché Aura deve riprendersi le sue figlie. E anche le sue amiche.

È per questo che ha elaborato un piano che inizierà tra dieci minuti.

Quindi no.
Non ha intenzione di morire oggi.
Fuori dal carcere la aspetta una nuova sfida: dovrà vedersela con i Dorr, una potente famiglia che nasconde molti segreti, la cui ultima erede, Irma, regge le fila di un misterioso Circolo. E c’è una preziosa valigetta da recuperare. Non si sa che cosa contenga, ma di certo il suo contenuto è potenzialmente esplosivo…

Di mercoledì che si vorrebbero dimenticare. Ci eravamo lasciati con una sensazione soffocante, quasi apneica in un romanzo di tutto rispetto, questa volta, caos e pesantezza sfumano poco alla volta e tutto ciò che rimane è Juan Gómez-Jurado e il suo “Tutto torna”, in una dimensione cruda in cui ogni sguardo preannuncia una sventura. Il suo stile ormai è riconoscibile, a tratti scenografico, pronto per essere trasposto per il grande o piccolo schermo.

In questo viaggio a puntate La bottega del giallo ha aperto le danze con un piccolo assaggio, già dalle prime battute iniziali si percepisce quella crudezza esplicita tipica di Jurado, subito dopo Salotto Giallo ci ha deliziato con la recensione arricchita da qualche frase proveniente dal romanzo e Penna d’oro ci ha fornito cinque ottimi motivi per leggere il romanzo. Tenetevi forte perché oggi tocca a me traghettarvi tra le ambientazioni di “Tutto torna” e devo essere onesta, ormai ci sto prendendo gusto ad avere un’occhio di riguardo per questa particolare traccia. Romanzo dopo romanzo, infatti, è curioso vedere come ogni autore racconta l’ambientazione a suo modo, soffermandosi su dettagli particolari, che possono essere urbani per arrivare a metafore racchiuse dentro a un luogo. Jurado non è da meno.

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La traduzione di Elisa Tramontin è riuscita perfettamente a cogliere l’aspetto crudo quanto realistico di una dimensione oscura come quella di una prigione, fatta di piccoli ed effimeri ricordi passati. Il luogo, infatti, si fonde alla perfezione con il tormento interiore della protagonista, che tra i suoi ricordi cerca di far evadere in qualche modo chi legge, ma poi è tra quelle mura spesse, grigie e decadenti che si ripiomba in una realtà di degrado e violenza in cui è la sopravvivenza all’ordine del giorno.

Il carcere di Estremera appare come un edificio anonimo, seppur imponente. Viene raccontato come una sorta di luogo di transizione, un limbo dove c’è ancora spazio per l’umanità. Ci si ciba di questa piccola illusione prima di precipitare rapidamente nel terrore. Il trasferimento nel carcere di massima sicurezza, Matasnos, cambia rapidamente le carte in tavola. Ogni singola sensazione positiva lascia spazio all’angoscia e al terrore. Le mura spesse e fredde, il degrado e la violenza diventano il pane quotidiano di Aura. Non è una prigione soltanto fisica ma anche mentale, un brutto sogno ad occhi aperti dal quale la protagonista non sa come svegliarsi.

Jurado la dipinge come una prigione vera e propria: massiccia, opprimente, con spazi angusti e soffocanti. L’odore è asfissiante, il degrado palpabile ovunque. L’infermeria ne è l’esempio perfetto: sporca, disumana, un luogo dove le detenute vengono lasciate a loro stesse, abbandonate in un limbo di trascuratezza e abbandono. Così è anche la mensa e ogni spazio di questa gabbia infernale. 

È atroce Matasnos, schiaccia qualsiasi cenno di ribellione reale o inventata che sia. In un’ambiente così ostile, Aura sin da subito si ritrova ad assimilare sulla propria pelle il concetto di “predatore e preda”. Se dovessimo paragonarlo a un film ricorderebbe quasi le atroci prigioni di massima sicurezza in cui viene imprigionata Riddick, lo spietato assassino, oppure l’oscura e impenetrabile Azkaban, ma scendendo di più alla radice di questi archetipi ricorda visivamente le magnifiche ed inquietanti incisioni de Le prigioni di Piranesi, maestose e imponente costruzioni destinate solo al terrore e alla tortura, luoghi in cui qualsiasi briciolo di umanità è destinato a soccombere in uno squallido ed angusto angolo, fra una tana di ratti e una chiazza di sangue.

In fondo lo scopo della prigione è proprio quello di uccidere l’umanità in Tutto torna, trasformare un essere umano in un involucro vuoto, privato di ogni concetto di speranza. Da altra parte è proprio il ricordo stesso di ciò che c’è fuori, la vita passata che non può tornare indietro, le affezioni e ogni singola emozione che alimentano la speranza dei detenuti di tornare a tutto ciò, speranza che muore un ricordo dopo l’altro, mentre ognuna di queste piccole immagini di felicità affoga inesorabilmente in un pozzo pieno solo di malvagità.

Buona lettura!

Non perdetevi anche le tappe precedenti e successive su La bottega del giallo, Salotto Giallo, Penna D’Oro, Thriller Nord e Thriller Life.

 

 

 

 

 

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Fazi Editore per la copia omaggio.

 

 

 

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